Mercedes prima forza in Brasile dopo otto mesi di calvario

Il calvario della Mercedes termina con un incredibile prova di forza in quel del Brasile: vittoria nella Sprint Race e doppietta in gara. La W13 si è espressa al meglio approfittando anche dei limiti (e inconvenienti) della Ferrari e una Red Bull sottoperformante. I problemi per Christian Horner però non sono tanto quelli di un weekend deludente, ma gli attriti tra i due compagni di squadra, con un terzo incomodo che potrebbe unirsi anno prossimo.

Obiettivo centrato. Alla penultima gara della stagione la Mercedes è riuscita a tornare al successo, facendolo in grande stile. Dopo il successo nella Sprint Race di Sabato di George Russell, con Lewis Hamilton terzo (partito poi secondo a causa della penalità di Sainz), il team campione del mondo ha conquistato infatti una importante doppietta nella Main Race. Alle spalle delle due vetture grigie si sono piazzate le Ferrari di Carlos Sainz e Charles Leclerc, che dopo un inizio ‘shock’, sono riuscite ad ottenere il massimo a disposizione, difendendo cosi il secondo posto nella classifica costruttori minacciato proprio dalla Mercedes. Il team campione del mondo 2021 si trova ora a soli 19 punti dalla Scuderia di Maranello.

A chiudere la Top 5, un po’ a sorpresa, è Fernando Alonso con la sua Alpine. Un Gran Premio sicuramente ricco di imprevisti e di battaglie in pista che ha visto la Red Bull sottoperformare, dovendosi cosi accontentare del sesto e settimo posto. Peggio è andata alla McLaren che se ne esce da Interlagos con le ossa rotte e un doppio ritiro che ha fatto scappare Alpine a +19, mentre Alfa Romeo perde 1 punto nei confronti dell’Aston Martin, con il vantaggi ridotto ora a 5 punti. La Haas, dopo il trionfale venerdì e il buon sabato, non riesce ad esultare nella Main Race domenicale, pur rimanendo davanti all’AlphaTauri di 2 punti in vista dell’ultimo appuntamento di Abu Dhabi.

Come è riuscita la Mercedes a tornare al successo?

Vedere una vittoria Mercedes con tutte e quattro le Ferrari e Red Bull in pista può risultare sorprendente. La doppietta di George Russell e Lewis Hamilton è arrivata certamente per meriti di prestazione pura, seppur qualche avvenimento fortunato abbia favorito la doppietta della scuderia di Brackley.

La vettura progettata dai tecnici capitanati da Mike Elliott è stata un oggetto misterioso sino al mese di maggio, anche per il team stesso. Poco o nulla di quello che vedevano al simulatore veniva poi riscontrato in pista con quindi una correlazione totalmente inaffidabile. Il fattore limitante principale era dato, inizialmente, da un porpoising incredibile che ha ridimensionato enormemente il potenziale di una macchina su cui i tecnici della stella a tra punte credevano fosse velocisisima. Il lavoro primario è stato dunque incentrato inizialmente sull’eliminare questo male dalla macchina, con il pacchetto di aggiornamenti introdotto in Spagna. In tema di saltellamento rimaneva la questione bouncing da risolvere, ossia quella capacità della vettura di poter viaggiare più alta da terra e/o con assetti più morbidi nel caso di piste con asfalto molto accidentato. Il pacchetto portato in pista a Silverstone ha risolto gran parte dei problemi anche da quel punto di vista.

Mancava però una importante caratteristica tecnica che ha creato spesso problemi durante il weekend di gara ai tecnici del team anglo tedesco, ossia la capacità di avere una finestra di setup più ampia, per adattarsi alle diverse caratteristiche delle piste, anche in termini di asfalto, e ambientali. Questo lavoro ha richiesto molto tempo ed è stato risolto, seppur rimangano ancora dei limiti nel concetto Mercedes 2022 che saranno risolvibili solamente sulla W14 (un esempio: la troppa resistenza all’avanzamento), con il pacchetto portato tra Austin e il Messico. Un pacchetto che, inoltre, ha permesso alla W13 di perdere molto peso, con conseguenze indirette molto importanti come avvenne con i pacchetti introdotti tra Imola e la Spagna per Red Bull. Un lavoro di comprensione e sviluppi (non solo aerodinamici ma anche meccanici) durato otto mesi che ha prodotto una crescita e un guadagno tangibile rispetto ai rivali, soprattutto nei confronti di Ferrari.

C’è poi da considerare l’ormai super conosciuta e tanto chiaccherata TD39/22 che ha penalizzato la Ferrari per ben 4 decimi di secondo, secondo il team anglo tedesco, e solo in piccola parte la Red Bull (1 decimo). Senza contare i passi in avanti lato power unit, avvenuti ad ogni introduzione di unità fresche, con l’ultimo aggiornamento portato in pista a Spa (Phase 3), che ha sbloccato nei successivi GP tutta la potenzialità dell’unità 2022 tedesca.

Tutti questi fattori messi insieme hanno così prodotto un avvicinamento che non ha sorpreso gli avversari, tra i quali Mattia Binotto. “Queste prestazioni non ci preoccupano perché loro hanno continuato a sviluppare la vettura fino al termine della stagione, con gli ultimi aggiornamenti visti in America, mentre noi ci siamo concentrati sulla vettura 2023 già da tempo. Lo sviluppo della F1-75 si è fermato anche a causa del budget cap e sono sorpreso di vedere alcune squadre capaci di sviluppare così tanto con un regolamento finanziario di questo tipo”. Una frase sibillina ma non troppo, se andiamo a riprendere anche delle sue dichiarazioni più vecchie, quella del Team Principal della Ferrari.

Red Bull mai in lotta per vincere: cos’è successo alla RB18?

Le prestazioni di Max Verstappen e Sergio Perez sono state certamente deludenti se pensiamo a come la vettura anglo austriaca abbia dominato la seconda parte di stagione e vinto entrambi i campionato con largo anticipo. A Interlagos, la RB18 non è mai stata a suo agio, nonostante una pista che aveva delle caratteristiche favorevoli.

I segnali allarmanti si erano già ben mostrati dalle FP1, con un Verstappen per nulla contento del comportamento della sua macchina, lamentando un importante sottosterzo. Con il setup sviluppato al simulatore di Milton Keynes, la macchina era infatti molto limitata anteriormente, con gli pneumatici privi di temperatura che la facevano scivolare molto. Una situazione che non è un unicum per la scuderia di Christian Horner se si pensa che queste difficoltà di assetto si sono mostrate anche in Austria, in un altro weekend dove era presente il format della Sprint Race. Non è un caso. Agli ingegneri di Adrian Newey, in molti fine settimana di questa stagione, non è bastato il tempo di una sola sessione per regolare al meglio il setup delle RB18, con interventi spesso importanti anche tra il venerdì e il sabato, cosa che qui per regolamento era impossibile effettuare.

Le modifiche di setup effettuate tre le FP1 e le qualifiche non hanno dato i risultati sperati e il correre la Sprint Race con il compound Medium non era una scelta puramente strategica per salvare un set di gomme rosse bensì una scelta ponderata. Non è un caso che Verstappen, dopo la garetta di 100 km, si sia molto lamentato della sua RB18, abbandonando ogni sogno di gloria anche per la Main Race del giorno successivo. Tutto si è confermato poichè, Max come Leclerc, tantomeno Sainz o Perez, non avevano il passo per stare con il duo Mercedes. La RB18 si è rivelata una vettura lenta e meno gentile del solito con le gomme, scivolando globalmente a terza forza, seconda se si considerano le prestazioni dei piloti di punta ossia Leclerc e Verstappen che hanno corso cn passi simili. “Il contatto con Lewis? Lui ha perso la vittoria, io ho preso 5 secondi di penalità, ma poi questo non ha inficiato sul risultato della nostra gara perché eravamo semplicemente troppo lenti. ha confermato il campione del mondo nel post gara.

Dal punto di vista tecnico possiamo aspettarci una rinascita della RB18 nell’ultimo GP della stagione, che si correrà la prossima domenica ad Abu Dhabi, mentre sul lato sportivo servirà un importante lavoro da parte di Christian Horner sul rapporto e la collaborazione tra i due piloti della squadra campione del mondo. In Brasile, il team avrebbe voluto che Max, prima del traguardo, lasciasse passare Sergio per avere 2 punti in più su Charles Leclerc, utili nella lotta per il secondo posto nel mondiale piloti. L’olandese invece ha disobbedito all’ordine, dapprima superando il messicano e poi non ridandogli la posizione come concordato nel caso l’olandese non fosse riuscito a passare Fernando Alonso per la quinta posizione. Via radio ha inoltre rincarato la dose, affermando di aver già parlato di questo e di non voler ricevere ordini di questo tipo, per motivazione che internamente sono note. Una reazione fortissima quella del campioncino olandese.

I rumors, che non è un caso provengano proprio dalla nazione (Olanda) di Verstappen, parlano di una forte discussione avuta dopo la qualifica di Montecarlo dove Checo Perez avrebbe deliberatamente provocato l’incidente che ha freezato le posizioni. Se cosi fosse, c’è da aspettarsi a breve una apertura di indagine da parte della Federazione, similarmente a quanto successe con Pique su Renault a Singapore nel lontano 2008.

Non è comunque la prima volta che tra i due si generano scintille di questo tipo, se aggiungiamo a questo anche i mancati giochi di scie e quant’altro. Dopo la gara Verstappen è rimasto fermo sulla posizione mentre Sergio Perez si è lasciato andare a qualche commento provocatorio di troppo nelle varie interviste tra cui un “Ha vinto due titoli mondiali grazie a me” o “Ha solo mostrato chi è veramente”. Un clima sicuramente rovente che Horner, molto arrabbiato con Max nella riunione indetta nel post gara per chiarire quanto successo, e Marko dovranno trovare il modo di placare perché il 2023 è già alle porte.

Autori: Piergiuseppe Donadoni & Paolo D’Alessandro